Archive for novembre, 2008

novembre 28, 2008

Par brutto a dirsi…

… ma stasera mi si è gelato il caco.

Certo, sì, un bel caco-mela che mi aveva regalato mia mamma prima di andare al lavoro.

A me piace tanto un tipo di caco piccolino, duro, che non so come si chiami, ma che – ho scoperto stasera – si trova in negozio con lo stesso gusto (quasi), la stessa consistenza e dimensioni del tutto doppie (ogm????) rispetto a quello mezzo selvatico che cresce da una lontana parentente che puntualmente ce ne recapita una cassetta (finita) a casa ogni autunno.

Ebbene, torno dal lavoro con la voglia di asseggiare il bestio arancione. Ma la palla si è gelata. Completamente. Sembra di plastica che neanche ad addentarla…. Va beh, vado a dormire che è meglio!

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novembre 16, 2008

Relax (quasi)

Adesso ci siamo (quasi).
Resta solo da capire dove ho infilato il 30% della mia roba. Però svegliarmi e non dover pensare di trasportare ogni mattina quei 20 libri da una parte all’altra e potermene stare solo in un posto, è un’altra cosa!
C’è un angolo, nella mia casa nuova, dove sono ammucchiati, ancora un po’ sul pavimento, i miei hobby: un computer vecchio con linux, il copritavolo giallo all’uncinetto, della lana calda e nuova per un maglione invernale, maglione pensato per farci un giro in montagna.
Adesso ho voglia di ricominciare…

novembre 9, 2008

La vita mia…

Ho imparato che…

c’è sempre una persona che non avresti mai voluto morisse
E poi cambia tutto.

Ti svegli una mattina e dici "adesso vado a trovarla". E poi ti ricordi che non c’è più.

Però nella vita ci sono altre persone importanti.
E c’è una persona per la quale vuoi vivere, e pensi, e sogni, e sai che c’è…

Tutto qui.

Poco. Scritto così come viene.
Per me vuol dire un sacco di cose.

novembre 2, 2008

Ricominciamo da qui

La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
E`, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Né io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

(G. Pascoli)